Nato in Venezuela e attualmente di base in Italia (dove la creatività scorre come l’espresso), Fernando unisce il calore dell’America Latina con l’eleganza della cultura visiva europea. Le sue illustrazioni sono audaci, poetiche e a volte un po’ surreali—come se un libro per bambini e una lezione di filosofia avessero fatto un figlio.
Con alle spalle studi in design e architettura, Fernando usa l’illustrazione come un vero linguaggio. Non si limita a "decorare", ma racconta, scava, fa domande (e ogni tanto risponde). Le sue opere sono finite in libri, riviste, murales e campagne in tutto il mondo—e spesso anche nel cuore di chi le guarda.
La sua lista clienti somiglia a una di quelle cene dove ti senti intimidito all’ingresso ma poi finisci per fare amicizia con tutti: The New Yorker, Netflix, The New York Times, La Repubblica, Disney, Penguin Random House, Kiehl’s, The Washington Post, Samsung, le Nazioni Unite... tutti si sono affidati al suo tratto per dare forma a emozioni e idee.
I personaggi che disegna sono delicati, ma non fragili. Sentono profondamente, ma senza fare drammi. E con una sola linea, spesso dicono più di mille parole. Che parli di salute mentale, identità, amore o della meravigliosa stranezza dell’essere umani, il suo lavoro riesce sempre a toccare qualcosa di profondo e autentico.
Negli anni, le sue illustrazioni hanno ricevuto riconoscimenti da istituzioni prestigiose come la Society of Illustrators di New York, American Illustration, Communication Arts, l’Association of Illustrators del Regno Unito e l’Associazione Autori di Immagini in Italia.
Quando non sta disegnando, probabilmente è in giro a tenere talk, a seguire giovani creativi, a divorare un nuovo libro, a collezionare carte dei Pokémon o a inventarsi storie nella sua testa (che per lui è proprio un lavoro, dice!).
Crede che illustrare non significhi solo fare belle immagini—ma raccontare, empatizzare e scoprire l’incredibile nel quotidiano.